La parità di genere costituisce oggi un elemento imprescindibile per le aziende moderne che puntano a una crescita sostenibile e inclusiva. Promuovere l’equilibrio tra uomini e donne sul posto di lavoro non è soltanto una questione di equità sociale ma un importante motore di sviluppo economico e innovazione. Studi e ricerche hanno dimostrato che le aziende che adottano politiche orientate alla parità tra i generi registrano un notevole aumento della produttività, della creatività e della capacità di problem-solving. Queste organizzazioni attraggono e mantengono più facilmente i talenti migliori, grazie ad ambienti lavorativi più stimolanti e rispettosi delle diversità. La certificazione UNI PdR 125 rappresenta uno strumento efficace per attestare e rafforzare l’impegno concreto verso l’equità, offrendo un vantaggio competitivo sul mercato e migliorando il rapporto con clienti e fornitori.
1. La parità di genere in Italia ⇧
La parità di genere è una sfida ancora in corso, non solo in Italia ma a livello globale. Secondo il World Economic Forum, nessun Paese ha ancora pienamente superato i divari di genere. In particolare, il mercato del lavoro italiano evidenzia un forte squilibrio di genere con un tasso di occupazione femminile significativamente inferiore rispetto a quello maschile. Situazione aggravata da disuguaglianze salariali e ruoli lavorativi precari o a tempo parziale spesso involontari.
La maternità costituisce un ostacolo rilevante al raggiungimento della parità in ambito lavorativo. Le madri affrontano spesso difficoltà nel mantenere o ritrovare un lavoro stabile dopo la nascita di un figlio, con ripercussioni negative sui loro redditi e sulle prospettive di carriera. Questo fenomeno, noto come child penalty, rappresenta una penalizzazione economica a lungo termine, che contribuisce ulteriormente alla disparità fra generi.
Settori e ruoli occupazionali. I divari e la segregazione di genere
Le donne italiane tendono a essere concentrate prevalentemente in settori meno remunerativi e in ruoli intermedi o di supporto, piuttosto che in posizioni apicali. Nonostante alcuni progressi importanti, come l’aumento delle donne nei consigli di amministrazione grazie a interventi normativi (come la Legge Golfo-Mosca), permangono barriere determinanti. Sebbene queste dinamiche colpiscano in modo trasversale anche altri gruppi – come giovani, lavoratori con disabilità o persone LGBTQ+ – sono le donne a sperimentarle in modo sistemico, con un impatto significativo sulla loro carriera e retribuzione.
Le barriere invisibili: glass ceiling e sticky floor
Due concetti fondamentali per comprendere le disuguaglianze di genere nei percorsi professionali sono il “glass ceiling” (soffitto di vetro) e lo “sticky floor” (pavimento appiccicoso).
Il glass ceiling rappresenta una barriera invisibile che ostacola l’accesso delle donne a posizioni dirigenziali o di vertice, anche quando possiedono le competenze necessarie. Può manifestarsi, ad esempio, nella mancanza di promozioni, nella selezione di profili maschili per ruoli strategici o nella scarsa rappresentanza femminile nei board decisionali. Lo sticky floor, al contrario, riguarda la difficoltà a uscire da ruoli a bassa qualifica o responsabilità. Le donne, soprattutto nei primi livelli professionali, restano spesso “ancorate” a mansioni ripetitive o di supporto, con scarse possibilità di avanzamento. Questo può derivare da stereotipi culturali, carichi di cura familiare non condivisi o mancanza di opportunità di formazione.
2. Cos’è la PdR 125? ⇧
La Prassi di Riferimento UNI PdR 125, sviluppata dall’Ente Italiano di Normazione (UNI), è una certificazione volontaria ideata per aiutare le aziende a realizzare politiche interne orientate alla parità tra generi. Questo standard valuta in modo completo e oggettivo diversi aspetti chiave del funzionamento aziendale, tra cui:
- equità nelle retribuzioni e opportunità di carriera;
- strategie per la gestione della genitorialità e la conciliazione vita-lavoro;
- inclusività nei processi di selezione, assunzione e avanzamento professionale;
- formazione continua e sensibilizzazione del personale verso le tematiche di diversità e inclusione.
Adottare tale certificazione agevola le imprese nell’identificazione e correzione di eventuali squilibri interni e contribuisce a instaurare una cultura aziendale inclusiva, basata sul rispetto e sulla valorizzazione della diversità di genere.
3. Qual è la legge che ha istituito la certificazione sulla parità di genere? ⇧
La certificazione UNI PdR 125 trova fondamento nella Legge n. 162 del 2021, conosciuta anche come “Legge Gribaudo”. Si tratta di una normativa che ha comportato un’importante evoluzione legislativa volta al concreto contrasto del divario salariale e della discriminazione di genere sul luogo di lavoro. La legge prevede incentivi e sgravi contributivi per le aziende che dimostrano attivamente di perseguire politiche di parità. Tra gli obiettivi principali di questa legge ci sono sia la riduzione delle disparità salariali tra uomini e donne che la promozione di pari opportunità di carriera. Un ulteriore punto chiave è l’incremento della trasparenza aziendale attraverso la pubblicazione periodica di report e dati relativi alle politiche di genere.
In questo contesto normativo, la certificazione UNI PdR 125 diventa uno strumento fondamentale per le imprese che desiderano accedere ai vantaggi previsti dalla legge e dimostrare concretamente il proprio impegno.
4. Come ottenere la certificazione della parità di genere ⇧
Per conseguire la certificazione UNI PdR 125, un’azienda deve seguire un processo strutturato e ben definito. Il percorso inizia con una fase di autovalutazione interna, volta a identificare eventuali criticità e punti di forza relativi alle politiche di genere già implementate. Successivamente, l’impresa affronta una valutazione dettagliata da parte di organismi accreditati, che si svolge attraverso:
- raccolta e analisi approfondita di documentazione e dati aziendali;
- verifica puntuale della conformità ai requisiti della prassi UNI PdR 125;
- implementazione di eventuali azioni correttive o migliorative consigliate dagli auditor.
A seguito del superamento dell’audit, l’organizzazione ottiene ufficialmente la certificazione, che resta valida per tre anni. Durante questo periodo, sono previsti audit periodici per garantire la continuità e l’efficacia delle misure adottate. Il suddetto percorso assicura che le aziende migliorino costantemente le proprie politiche interne, garantendo così un ambiente lavorativo equo e rispettoso.
Cosa comporta per le aziende la certificazione di parità di genere?
Oltre agli incentivi normativi e fiscali previsti dalla legge, le aziende certificate sperimentano miglioramenti della propria immagine e reputazione. Tale vantaggio competitivo si traduce in un incremento della fiducia da parte di clienti, investitori e talenti qualificati. Tra i principali benefici troviamo:
- maggiore trasparenza nelle pratiche aziendali;
- incremento della soddisfazione e fidelizzazione dei dipendenti, con una conseguente riduzione del turnover;
- facilitazioni nell’accesso a gare pubbliche e finanziamenti, dove sempre più spesso viene richiesta esplicitamente la certificazione;
- miglioramento delle relazioni interne, grazie alla promozione di un ambiente lavorativo inclusivo e rispettoso.
In definitiva, questa certificazione diviene uno strumento essenziale per le aziende che vogliono distinguersi per il proprio impegno verso l’equità e la sostenibilità sociale, contribuendo contemporaneamente al proprio successo a lungo termine.



