Analisi acque reflue. Quali sono e a cosa servono

L’analisi delle acque reflue rappresenta un’attività imprescindibile per tutte le aziende che nei processi produttivi generano scarichi idrici potenzialmente inquinanti. Le acque reflue sono infatti composte da liquidi che, dopo essere stati utilizzati in ambito domestico, industriale o agricolo, risultano contaminati da sostanze chimiche, fisiche o biologiche. Di conseguenza necessitano di essere trattate e controllate prima di essere reimmesse nell’ambiente o riutilizzate. Di seguito forniamo un approfondimento utile alle aziende attente a promuovere pratiche di sostenibilità e rispetto dell’ambiente.

1. Acque reflue, di cosa si tratta

Con questa definizione ci si riferisce ad acque contaminate che derivano da attività umane e industriali e che per loro natura non possono essere immesse direttamente nell’ambiente senza essere sottoposte a trattamenti adeguati. In base alla provenienza e alle caratteristiche dei contaminanti presenti, è possibile distinguere diverse tipologie di acque reflue, ciascuna con peculiarità specifiche. Di conseguenza anche le analisi sono differenti e si seguono protocolli mirati per ottenere dati rappresentativi e affidabili e individuare il trattamento idoneo. Come si distinguono le acque reflue? Le principali categorie sono:

  • domestiche, generate da abitazioni e attività civili, contengono sostanze organiche, batteri, detersivi e nutrienti come azoto e fosforo;
  • industriali, provenienti da processi produttivi, possono contenere metalli pesanti, solventi, tensioattivi, composti chimici complessi e talvolta tossici;
  • meteoriche di dilavamento, che derivano dalle precipitazioni atmosferiche le quali, scorrendo su superfici impermeabili (strade, tetti, piazzali), si caricano di oli, idrocarburi, polveri sottili e microplastiche.

2. Che fine fanno le acque reflue

Il ciclo delle acque reflue non termina con il loro utilizzo ma continua attraverso una serie di fasi di raccolta, trattamento e infine smaltimento o riutilizzo. Le acque di scarico vengono solitamente convogliate in reti fognarie urbane o in impianti aziendali privati, a seconda della tipologia e della quantità di reflui prodotti. Una volta raccolte, le acque reflue seguono uno di questi percorsi:

  1. trattamento in impianti pubblici di depurazione, dove vengono sottoposte a processi fisici, chimici e biologici per ridurre la concentrazione degli inquinanti;
  2. trattamento in impianti privati aziendali, in caso di reflui particolarmente complessi o tossici che richiedono interventi specifici;
  3. riutilizzo, se le caratteristiche finali dell’acqua trattata sono compatibili con usi irrigui o industriali, nel rispetto delle norme sul riuso delle acque;
  4. scarico in corpi idrici superficiali o nel suolo ma solo previa verifica della conformità ai limiti stabiliti per legge tramite analisi acque certificate.

Il corretto smaltimento delle acque contaminate contribuisce alla tutela delle risorse idriche e riduce il rischio di contaminazioni ambientali. Per questo, i controlli devono essere affidati a un laboratorio analisi competente e dotato di accreditamenti specifici.

3. Il decreto legislativo 152/2006

La normativa italiana, in particolare con il D.Lgs. 152/2006, impone controlli periodici per verificare la conformità delle acque reflue ai limiti di legge, al fine di proteggere la salute pubblica e la qualità delle risorse idriche.

L’analisi delle acque di scarico è uno strumento indispensabile sia per adempiere agli obblighi normativi che per ottimizzare i processi aziendali e ridurre l’impatto ambientale. Un laboratorio specializzato, dotato di strumentazione moderna, può offrire un supporto strategico alle imprese attraverso esami accurati e consulenza tecnica qualificata. Le aziende che investono in tali analisi dimostrano attenzione alla sostenibilità e migliorano la propria reputazione ambientale.

4. Quali sono i metodi di analisi delle acque reflue

I metodi, specifici per il tipo di matrice, variano in funzione del tipo di inquinanti da rilevare e dagli obiettivi dell’indagine (controllo periodico, diagnosi di impianto, studio ambientale). I laboratori specializzati adottano protocolli standardizzati a livello nazionale (UNI- APAT) e internazionale (ISO, EPA) per garantire la qualità e la comparabilità dei risultati. Le principali analisi eseguite comprendono:

  • analisi chimico-fisiche. pH, temperatura, torbidità, conducibilità, solidi sospesi totali, ossigeno disciolto;
  • analisi organiche. BOD5 (domanda biochimica di ossigeno), COD (domanda chimica di ossigeno), TOC (carbonio organico totale), tensioattivi;
  • analisi di metalli pesanti (piombo, mercurio, cadmio, nichel, rame, zinco, etc.)
  • analisi microbiologiche per l’Escherichia coli;
  • analisi di microinquinanti emergenti, come composti farmaceutici o pesticidi, sempre più richiesti nel settore ambientale;
  • test di tossicità acuta con Daphnia magna, Selenastrum capricornutum o altri organismi, utili per ricercare le eventuali cause di tossicità di un refluo.

Queste verifiche sono spesso richieste da autorizzazioni allo scarico, AUA (Autorizzazione Unica Ambientale) o AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) o da programmi di controllo interni.

Come trattare le acque reflue

Il trattamento di queste acque è un processo tecnico articolato volto ad abbattere il carico inquinante fino al rispetto dei limiti previsti dalla legge o agli standard aziendali di riuso. L’impianto di trattamento deve essere idoneo alla portata idrica, alla composizione dei reflui e alla destinazione dello scarico finale. Le tecnologie più comuni includono:

  • trattamenti primari, per la separazione di solidi e materiali sedimentabili (griglie, vasche di sedimentazione, deseolatori);
  • trattamenti secondari, di tipo biologico, che sfruttano microrganismi per degradare la sostanza organica disciolta (fanghi attivi, MBR, biofiltri);
  • trattamenti terziari o avanzati, come filtrazione su carbone attivo, disinfezione con ozono o UV, osmosi inversa, impiegati quando è richiesto un livello di depurazione elevato;
  • trattamenti chimico-fisici specifici, come la neutralizzazione, precipitazione dei metalli, flottazione o stripping di composti volatili.

La scelta della tecnologia deve essere supportata da un’analisi approfondita dell’acqua, che definisca la natura esatta dei contaminanti da rimuovere. Solo così si può garantire un processo sicuro, efficace e sostenibile nel tempo.

5. Chi può fare le analisi delle acque reflue

Le analisi descritte devono essere eseguite da strutture qualificate e accreditate, in grado di garantire la validità legale e scientifica dei risultati ottenuti. In Italia, l’accreditamento di riferimento è quello rilasciato da Accredia secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025, che certifica la competenza tecnica e l’affidabilità del laboratorio. Possono effettuare analisi:

  • laboratori privati accreditati, esterni all’azienda, dotati di strumentazioni moderne e personale tecnico altamente qualificato;
  • laboratori interni aziendali, solo se riconosciuti e accreditati;
  • laboratori pubblici o regionali (es. ARPA), per campagne istituzionali o su richiesta delle autorità competenti.

Gli esperti di HBJ Group vantano una grande esperienza specifica nel settore industriale e sono in grado di affiancare le aziende sia nell’attività di analisi che nella consulenza normativa. Ci occupiamo della redazione di piani di autocontrollo e della predisposizione della documentazione necessaria in caso di controlli.